…SULLA MORTIFICAZIONE…LA NOTTE DEL SENSO…LE QUATTRO PASSIONI NATURALI…GLI ESERCIZI SPIRITUALI IGNAZIANI…SOCIETA’ E COMUNITA’…

Che cosa rappresenta esattamente il Monte Carmelo negli scritti di San Giovanni della Croce?

…negli scritti e nel pensiero di San Giovanni della Croce il Monte Carmelo simboleggia questa ascesi dell’anima.
Ma sono fondamentali per compiere questa ascesi(per arrivare sulla vetta del monte Carmelo) i concetti di croce e di notte…

…noi dobbiamo partire dal presupposto che la fede (di per sè) è una conoscenza oscura, quindi per arrivare alla meta del cammino bisogna camminare nell’ oscurita’…

La via cristiana è tutt’altro che una via comoda. E’ una via bella, anzi: bellissima[…]ma per nulla comoda…Se le accadesse, fratello mio, di sentirsi indotto da qualcuno, sia o non sia prelato, a dottrina di larghezza e di maggiore comodità, non la credi e non l’abbracci, anche se confermasse le sue parole con i miracoli. Al contrario penitenza, maggior penitenza e distacco da tutte le cose! Giammai, se vuole arrivare a possedere Cristo, lo cerchi senza la Croce”…

da sottolineare che San Giovanni della Croce si rivolge ad anime gia’ avviate nella via spirituale.

…A chi si rivolge San Giovanni della Croce? …ad anime gia’ avviate nella via spirituale…Quindi è (ovviamente) dato per scontato che ha già superato la vera tenebra(che è quella del peccato, della vita mondana… eccetera…).E’ un anima che già si avvia ad entrare nella notte purificatrice (la notte del senso)…Lui scrive (sostanzialmente) per i suoi figli spirituali, non scrive per la gente del mondo, per la gente mondana, per i peccatori.Dà per scontato che uno abbia gia’ iniziato a fare qualcosa…

La notte del senso ha una parte attiva e una parte passiva…la parte attiva prevede che noi cerchiamo di entrare in quella notte…abbandonando tutto quello che è il piacere mondano e mortificandoci…mortificare e ordinare le quattro passioni:la gioia, la speranza, il timore e il dolore… la parte passiva è arrivare allo scopo, cioè all’unione con Dio (…S. Paolo: “Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Gesù che vive in me”…)…non lo possiamo fare noi…perche’ non e’ nella nostra natura. perche’ l’amor proprio muore un quarto d’ora dopo di noi. Questo lo deve fare Dio, la grazia


…L’aridità della notte passiva serve per guarire il principiante da certi difetti…perchè i vizi capitali non potendosi più esercitare nelle cose del mondo vanno a rifugiarsi nelle cose dello spirito ed abbiamo quindi: L’orgoglio spirituale…L’avarizia spirituale…La golosità spirituale…Lo zelo amaro…anche Santa Teresa mette in luce come per liberarci da questi difetti abbiamo bisogno di essere svezzati: non più il latte delle consolazioni ma il pane duro dell’ aridità…

…Gustave Thibon diceva:” ai convertiti resta da convertirsi della loro conversione”…Questi sono i tipici difetti dei neo-convertiti che vanno corretti perchè (ovviamente) chi ha questi difetti non è adatto a giungere all’ unione con il Signore…


Il Santo spagnolo dice che le anime principianti sono inondate da Dio di tante grazie e consolazioni. Poi, non sapendo gestire tali benefici (addirittura è di non poche credere di aver ormai raggiunto la perfezione), queste vengono da Dio sottoposte ad una purificazione. Così scrive: Iddio, ormai comincia a comunicarsi a lei, non giа per via del senso e per mezzo del discorso con il quale l’anima prima componeva e divideva le idee, ma per mezzo del puro spirito, in cui non v’è discorso successivo: le si comunica, cioè, con atto di semplice contemplazione. (Notte oscura, I, 9, 8)…

A forza di pensare a Dio, uno fissa amorosamente lo sguardo su di lui, e si ha così la contemplazione, che è una delle note caratteristiche di questa via… Contemplazione naturale… Contemplazione soprannaturale…

…«
Per mortificare e calmare le quattro passioni naturali: gioia, tristezza, timore e speranza, dalla cui concordia e pace procedono questi e tanti altri beni, come rimedio efficace, fonte di grandi meriti e causa di grandi virtú serve quanto segue. L’anima cerchi sempre di inclinarsi:

non al più facile, ma al più difficile;

non al più saporoso, ma al più insipido;


non a quello che piace di più, ma a quello che piace di meno;

non al riposo, ma alla fatica;

non al conforto, ma a quello che non è conforto;
non al più, ma al meno;

non al più alto e pregiato, ma al più vile e disprezzato;

non alla ricerca di qualche cosa, ma a non desiderare niente;
non alla ricerca del lato migliore delle cose create, ma del peggiore e a desiderare nudità, privazioni e povertà di quanto v’è al mondo per amore di Gesù Cristo.»[…]


[un richiamo dagli Esercizi Spirituali ignaziani:

…un primo strumento offertoci dalla spiritualità ignaziana in quel gioiello fecondissimo che sono gli Esercizi Spirituali, è
il silenzio.

Il silenzio è la prima e più evidente mortificazione della natura che gli esercizi stimolano. ok, ma perché mortificarci, cioè “farci morti”? il termine, nell’accezione corrente, ha davvero un senso deteriore e viene utilizzato per indicare qualcosa che non valorizza, che non rende giustizia a ciò che siamo!…

…20 spunti pratici per vivere la mortificazione cristiana ogni giorno e raccoglierne (ve lo garantisco) abbondante frutto. Eccoli:

la prima mortificazione del corpo passa per il cibo[…]

[…]per i fortunati che possono decidere liberamente quando svegliarsi la mattina, è d’uopo evitare di impigrirsi[…]

Se abbiamo qualche leggero acciacco, evitiamo di ingigantirlo con gli altri[…]

Cerchiamo di non rimandare mai i doveri della giornata[…]

Mortifichiamo la curiosità dello sguardo[…]

Minimizziamo lodi e lusinghe che riceviamo[…]

Cerchiamo di sopportare caldo e freddo (nei limiti della salute)[…]

Mortifichiamo le fantasticherie su ciò che avrebbe potuto essere se…[…]

Cerchiamo di evitare abitudini troppo frivole[…]


Essere affettuosi con gli altri va benissimo, ma è bene mortificare gli affetti troppo naturali e le eccessive sensibilità.
Anche se può essere alla moda, evitiamo di crogiolarci nella malinconia.

Nel dialogo, diamo precedenza a ciò che hanno da dire gli altri[…]

Mortifichiamo la nostra volontà, le nostre preferenze, ad ogni possibile occasione[…]

La mortificazione più grande possibile è
amare le umiliazioni[…]

Evitiamo di “parlar male” di noi stessi
credendo con ciò di risultare umili[…]

Freniamo il desiderio di cose frivole[…]

Smettiamola coi paragoni tra le nostre croci e le altrui[…]

I nostri limiti, fallimenti ecc. non devono indurre inquietudine e tristezza o rabbia,
tutti segni dell’amor proprio.

Il contegno fisico richiede di stare ben dritti, senza affettazione e senza “tirarsela”[…]

+ BONUS: Proviamo a lodare qualcuno che saremmo tendenzialmente portati a invidiare…]


POSTILLA AGGIUNTIVA

Società” e “Comunità” sono la stessa cosa? Si sbaglia quando si utilizzano come sinonimi i termini societа e comunitа perchè essi sottendono invece significati molto diversi.La societа fonda il suo essere sugli interessi e sui benefici, la comunitа, invece, fonda il suo essere sull’adesione ad alcuni fondamentali principi che sono insiti nella natura e che precedono la comunitа stessa[…]

Cosa creerebbe(anche solo piccola maggioranza) una comunità di persone(e in senso più lato “di una patria, di una nazione, del mondo…”), allenata a mortificare e calmare le quattro passioni naturali?
(In un parallelo con il corpo) lo si potrebbe definire un tipo di allenamento dei muscoli dell’anima?
Un tale tipo di uomo così allenato può rientrare nella categoria dell’
uomo forte ?
E a che grado di perfezione?
I governanti scelti da una tale comunità(e quindi
allenati nell’ anima…) cosa realizzerebbero nello svolgimento del loro compito?
Quale
idea di progresso nascerebbe da tutto ciò?

Agli attuali padroni del mondo contemporaneo quali armi rimarrebbero a disposizione per combattere un tale tipo di uomo?
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Stralci da:

1) “San Giovanni della Croce: il cammino della notte” con Elena Bianchini Braglia e Ciro Mauriello



2) “Perché, anche se compisse miracoli, non bisognerebbe mai credere a chi volesse presentare la via cristiana come una via comoda?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri

3) “Cattolici contemporanei alla disperata ricerca di «carismatici» e di «guaritori»” blog di Radio Spada

4)“Che cos’è la “Notte del Senso” di cui parla la Teologia Spirituale?” blog Il Cammino dei Tre Sentieri

5) “La via unitiva” blog di Radio Spada

6) “Uccidere l’uomo vecchio: la mortificazione cristiana (20 spunti). Speciale Esercizi Spirituali / 2” blog di Radio Spada

7) “Società” e “Comunità” sono la stessa cosa? Blog Il Cammino dei Tre Sentieri


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Che cosa rappresenta esattamente il Monte Carmelo negli scritti di San Giovanni della Croce?


Lo scritto probabilmente più noto è la “ Salita del Monte Carmelo”. Negli scritti e nel pensiero di San Giovanni della Croce il monte Carmelo simboleggia questa ASCESI DELL’ANIMA.

Ma sono fondamentali per compiere questa ascesi(per arrivare sulla vetta del monte Carmelo) i concetti di CROCE e di NOTTE.

CROCE e NOTTE hanno (chiaramente) qualcosa in comune però non sono (esattamente) la stessa cosa.
Negli scritti di San Giovanni della Croce si parla (sicuramente) del significato della CROCE in diversi punti(ma neanche in tantissimi). Quello che è predominante nei suoi versi, nei suoi trattati è (invece) il concetto di NOTTE.

Quindi per capire San Giovanni della Croce bisogna capire(fondamentalmente) questo rapporto che c’è tra LA CROCE e LA NOTTE…Un INNO DI LODE ALLA NOTTE…LA NOTTE è una cosa positiva…una cosa necessaria per raggiungere LA FELICITA’…Noi dobbiamo partire dal presupposto che LA FEDE (di per sè) È UNA CONOSCENZA OSCURA, quindi per arrivare alla meta del cammino bisogna camminare NELL’ OSCURITA’…(da “San Giovanni della Croce: il cammino della notte” con Elena Bianchini Braglia e Ciro Mauriello)<<[…]La via cristiana è tutt’altro che una via comoda. E’ una via bella, anzi: bellissima[…]ma per nulla comoda[…]


[…]Ecco che chi volesse presentare la via cristiana come una via larga e comoda, blufferebbe. E anche se costui compisse “miracoli”, non gli si dovrebbe mai dare credito[…]

[…]”Se le accadesse, fratello mio, di sentirsi indotto da qualcuno, sia o non sia prelato, a dottrina di larghezza e di maggiore comodità, non la credi e non l’abbracci, anche se confermasse le sue parole con i miracoli. Al contrario penitenza, maggior penitenza e distacco da tutte le cose! Giammai, se vuole arrivare a possedere Cristo, lo cerchi senza la Croce”.”(da “Perché, anche se compisse miracoli, non bisognerebbe mai credere a chi volesse presentare la via cristiana come una via comoda?” Blog Il Cammino dei Tre Sentieri)>>

…paragoniamo la notte naturale e quella mistica…

La notte naturale non ha sempre lo stesso grado di oscurità. Un conto è quando la notte inizia(in cui si vede ancora magari qualche luce del tramonto del giorno).

Un conto è quando la notte è nel pieno dell’ oscurità e un conto è quando ci si avvicina all’ alba.
Lo stesso avviene (anche) per il percorso mistico.

Noi si parte da una notte che non è tanto oscura perchè ancora vicina al giorno. L’anima comincia (all’ inizio della notte) ad abbandonare i piaceri del mondo(i piaceri del mondo sono tenebra comunque per San Giovanni della Croce perchè provano l’anima, la stancano, la travagliano, la allontanano da Dio). E per uscire da questa tenebra bisogna avviarsi verso la NOTTE DELLA FEDE. All’ inizio questa notte non è oscura perchè(come vedremo) Dio dà delle CONSOLAZIONI(per invitare l’anima ad intraprendere questo cammino), poi ad un certo punto diventa COMPLETAMENTE OSCURA(quando l’anima deve abbandonarsi completamente alla fede e smettere di usare tutte le sue facoltà, la memoria, l’intelletto non servono per l’unione con Dio e lì si trova effettivamente in una grande oscurità…andando avanti poi troverà man mano le luci dell’ alba, quando l’anima si avvicina alla meta che è l’unione con Dio)

DA SOTTOLINEARE CHE SAN GIOVANNI DELLA CROCE SI RIVOLGE AD ANIME GIA’ AVVIATE NELLA VIA SPIRITUALE.


A chi si rivolge San Giovanni della Croce? …ad anime gia’ avviate nella via spirituale…Quindi è (ovviamente) dato per scontato che ha già superato la vera tenebra(che è quella del peccato, della vita mondana… eccetera…).E’ un anima che già si avvia ad entrare nella notte purificatrice (la notte del senso)…Lui scrive (sostanzialmente) per i suoi figli spirituali, non scrive per la gente del mondo, per la gente mondana, per i peccatori.Dà per scontato che uno abbia gia’ iniziato a fare qualcosa…

San Giovanni della Croce nella “ Salita del Monte Carmelo”(che è il primo dei suoi trattati, quindi il punto di partenza) si rivolge ad ANIME GIA’ AVVIATE NELLA VIA SPIRITUALE, A QUELLE CHE STANNO PER ENTRARE NELLA CONTEMPLAZIONE (a quelle che Santa Teresa d’Avila mette tra la fine della terza dimora e l’inizio della quarta). Quindi è (ovviamente) DATO PER SCONTATO CHE HA GIÀ SUPERATO LA VERA TENEBRA(che è quella del peccato, della vita mondana… eccetera…). E’ un anima che già si avvia ad entrare nella NOTTE PURIFICATRICE (la notte del senso). QUINDI E’ UN ANIMA GIA’ (abbastanza) AVVIATA. LUI SCRIVE (SOSTANZIALMENTE) PER I SUOI FIGLI SPIRITUALI, NON SCRIVE PER LA GENTE DEL MONDO, PER LA GENTE MONDANA, PER I PECCATORI.DÀ PER SCONTATO CHE UNO ABBIA GIA’ INIZIATO A FARE QUALCOSA.

La notte del senso ha una parte attiva e una parte passiva…la parte attiva prevede che noi cerchiamo di entrare in quella notte…abbandonando tutto quello che è il piacere mondano e mortificandoci…mortificare e ordinare le quattro passioni:la gioia, la speranza, il timore e il dolore… la parte passiva è arrivare allo scopo, cioè all’unione con Dio (…S. Paolo: “Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Gesù che vive in me”…)…non lo possiamo fare noi…perche’ non e’ nella nostra natura. perche’ l’amor proprio muore un quarto d’ora dopo di noi. Questo lo deve fare Dio, la grazia


Il punto di partenza per entrare in questa notte e’ LA MORTIFICAZIONE.Perchè LA NOTTE, anche la notte del senso…(poi vedremo anche la notte dello spirito…ma in realtà sono simili…sono gradazioni diverse ma sono simili…)ha una PARTE ATTIVA e una PARTE PASSIVA.

La PARTE ATTIVA prevede che noi cerchiamo di entrare in quella notte(appunto) abbandonando tutto quello che è il PIACERE MONDANO e MORTIFICANDOCI. La MORTIFICAZIONE in questa fase è FONDAMENTALE. Bisogna LOTTARE CONTRO LA PROPRIA NATURA, CON IL PROPRIO (IO), CON LA PROPRIA VOLONTA’. ARRIVARE AD UNA SORTA DI CROCIFISSIONE.

E in questo senso sono da intendere le parole del vangelo: “chi non rinuncia a tutto quanto possiede(almeno con il desiderio) non può essere mio discepolo”.

Quindi occorre MORTIFICARE e ORDINARE le QUATTRO PASSIONI che sono (ordinariamente) nell’ uomo che sono:
LA GIOIA, LA SPERANZA, IL TIMORE e IL DOLORE.

Quando queste passioni sono IN PACE, SONO ORDINATE (allora) si COMINCIANO A SVILUPPARE I BENI SPIRITUALI.
SE INVECE QUESTE PASSIONI NON SONO TENUTE SOTTO CONTROLLO PRENDONO IL SOPRAVVENTO E SOFFOCANO (ovviamente) i BENI SPIRITUALI[…]<<[…]«Per mortificare e calmare le quattro passioni naturali: gioia, tristezza, timore e speranza, dalla cui concordia e pace procedono questi e tanti altri beni, come rimedio efficace, fonte di grandi meriti e causa di grandi virtú serve quanto segue. L’anima cerchi sempre di inclinarsi:


non al più facile, ma al più difficile;
non al più saporoso, ma al più insipido;
non a quello che piace di più, ma a quello che piace di meno;
non al riposo, ma alla fatica;
non al conforto, ma a quello che non è conforto;
non al più, ma al meno;
non al più alto e pregiato, ma al più vile e disprezzato;
non alla ricerca di qualche cosa, ma a non desiderare niente;

non alla ricerca del lato migliore delle cose create, ma del peggiore e a desiderare nudità, privazioni e povertà di quanto v’è al mondo per amore di Gesù Cristo.»[…] (da “Cattolici contemporanei alla disperata ricerca di «carismatici» e di «guaritori»” blog di Radio Spada)>>

La PARTE PASSIVA è ARRIVARE allo SCOPO, cioè ALL’UNIONE CON DIO (…S. Paolo: “Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Gesù che vive in me”…)

In questo caso sulla CROCE DOBBIAMO SALIRCI, CROCIFIGGERCI, CROCIFIGGERE IL NOSTRO (IO), MA QUESTO NON LO POSSIAMO FARE NOI. NON CI RIUSCIAMO, PERCHE’ NON E’ NELLA NOSTRA NATURA. PERCHE’ L’AMOR PROPRIO MUORE UN QUARTO D’ORA DOPO DI NOI. QUESTO LO DEVE FARE DIO. QUESTO PUO’ OTTENERCELO SOLO DIO. E LO FA NELLA NOTTE PASSIVA.

Anche nella nella NOTTE ATTIVA c’è bisogno(ovviamente) di DIO, della GRAZIA(la grazia previene e sostiene)ma nella NOTTE PASSIVA LA GRAZIA fa TUTTO[…]

La NOTTE ATTIVA E’ accompagnata da CONSOLAZIONI SPIRITUALI…LA NOTTE PASSIVA è segnata da ARIDITA’… da DESOLAZIONE…


L’aridità della notte passiva serve per guarire il principiante da certi difetti…perchè i vizi capitali non potendosi più esercitare nelle cose del mondo vanno a rifugiarsi nelle cose dello spirito ed abbiamo quindi: L’orgoglio spirituale…L’avarizia spirituale…La golosità spirituale…Lo zelo amaro…

A cosa serve questa ARIDITA’?

Serve a guarire il PRINCIPIANTE da certi difetti che si porta dietro…

San Giovanni della Croce nella salita li descrive meravigliosamente…i VIZI CAPITALI (in questa fase) NON POTENDOSI PIU’ ESERCITARE NELLE COSE DEL MONDO VANNO A RIFUGIARSI NELLE COSE DELLO SPIRITO…Quindi nella SPIRITUALITA’ del PRINCIPIANTE ritroviamo i VIZI CAPITALI TRASPORTATI IN CHIAVE SPIRITUALE

Quindi abbiamo:

L’orgoglio spirituale: ad esempio chi si vanta delle sue grazie delle virtù conquistate…che guarda (magari) gli altri dall’ alto in basso…

L’avarizia spirituale: non ne ha mai abbastanza(per esempio) di collezionare croci, rosari, eccetera…

La golosità spirituale: che ricerca queste consolazioni…intraprende gli esercizi spirituali, proprio allo scopo di consolazioni…

Lo zelo amaro: senso di disprezzo per gli altri che sembrano meno bravi di noi…

Gustave Thibon diceva:” ai convertiti resta da convertirsi della loro conversione”[…]Questi sono i tipici difetti dei neo-convertiti che vanno corretti perchè (ovviamente) chi ha questi difetti non è adatto a giungere all’ unione con il Signore…

Quindi anche Santa Teresa mette in luce come per liberarci da questi difetti abbiamo bisogno di essere svezzati: NON PIÙ IL LATTE DELLE CONSOLAZIONI MA IL PANE DURO DELL’ ARIDITÀ

Succede quindi che ad un certo punto l’anima non trova più consolazione, non trova più gioia negli esercizi spirituali, non riesce più a pregare con l’intelletto, non riesce più a meditare perchè si deve liberare da questi vizi capitali…


E si deve liberare anche dall’ abitudine di usare l’intelletto e l’immaginazione, perchè l’intelletto e l’immaginazione servono all’inizio…ma ad un certo punto non servono più…perchè per unirsi a Dio non serve usare l’intelletto, non serve usare la memoria, non servono le immagini…Perchè tutto quello che viene dai sensi ed è capito con l’intelletto non è Dio…è qualcosa di talmente superiore che per raggiungerlo veramente, per capirlo veramente non ci servono gli strumenti che abitualmente usiamo[…]
(da “San Giovanni della Croce: il cammino della notte” con Elena Bianchini Braglia e Ciro Mauriello)<<[…]Il Santo spagnolo dice che le anime principianti sono inondate da Dio di tante grazie e consolazioni. Poi, non sapendo gestire tali benefici (addirittura è di non poche credere di aver ormai raggiunto la perfezione), queste vengono da Dio sottoposte ad una purificazione. Così scrive: Iddio, ormai comincia a comunicarsi a lei, non giа per via del senso e per mezzo del discorso con il quale l’anima prima componeva e divideva le idee, ma per mezzo del puro spirito, in cui non v’è discorso successivo: LE SI COMUNICA, CIOÈ, CON ATTO DI SEMPLICE CONTEMPLAZIONE. (Notte oscura, I, 9, 8)[…](“Che cos’è la “Notte del Senso” di cui parla la Teologia Spirituale?” blog Il Cammino dei Tre Sentieri)

”…
A forza di pensare a Dio, uno fissa amorosamente lo sguardo su di lui, e si ha così la contemplazione, che è una delle note caratteristiche di questa via… Contemplazione naturale… Contemplazione soprannaturale…”>>

[ un richiamo dagli Esercizi Spirituali ignaziani:
Chiarita qual è l’unica cosa che conta IN questa vita, e PER la nostra vita (ossia per non perderla definitivamente, dannandoci!), un primo strumento offertoci dalla spiritualità ignaziana in quel gioiello fecondissimo che sono gli Esercizi Spirituali, è IL SILENZIO.


La dignità e grandezza del silenzio è un po’ come, si passi il paragone, quella della verginità: non che si faccia necessariamente “male” a parlare (o a far uso della natura), ma sicuramente è più facile sbagliare…

Il silenzio è la prima e più evidente MORTIFICAZIONE della natura che gli Esercizi stimolano. Ok, ma perché mortificarci, cioè “farci morti”? Il termine, NELL’ACCEZIONE CORRENTE, HA DAVVERO UN SENSO DETERIORE E VIENE UTILIZZATO PER INDICARE QUALCOSA CHE NON VALORIZZA, CHE NON RENDE GIUSTIZIA A CIÒ CHE SIAMO!
La mortificazione cristiana è l’esatto opposto di tutto ciò. Finché siamo su questa terra, dobbiamo purtroppo fare i conti con gli effetti del peccato originale e con la ARCINOTA TRIPLICE CONCUPISCENZA: DELLA CARNE, DEGLI OCCHI E DEL CUORE (ORGOGLIO).QUESTO È L’UOMO VECCHIO. E’ LUI CHE ANDIAMO A MORTIFICARE, A “UCCIDERE” UN PO’! …La carne non è sempre cattiva, ma è decaduta…Con la mortificazione, invece, la si tiene al guinzaglio, insegnandole chi comanda (lo spirito)…
20 spunti pratici per vivere la mortificazione cristiana ogni giorno e raccoglierne (ve lo garantisco) abbondante frutto. Eccoli:
la prima mortificazione del corpo passa per il cibo[…]
[…]per i fortunati che possono decidere liberamente quando svegliarsi la mattina, è d’uopo evitare di impigrirsi[…]
Se abbiamo qualche leggero acciacco, evitiamo di ingigantirlo con gli altri[…]
Cerchiamo di non rimandare mai i doveri della giornata[…]
Mortifichiamo la curiosità dello sguardo[…]
Minimizziamo lodi e lusinghe che riceviamo[…]
Cerchiamo di sopportare caldo e freddo (nei limiti della salute)[…]
Mortifichiamo le fantasticherie su ciò che avrebbe potuto essere se…[…]
Cerchiamo di evitare abitudini troppo frivole[…]
Essere affettuosi con gli altri va benissimo, ma è bene mortificare gli affetti troppo naturali e le eccessive sensibilità.
Anche se può essere alla moda, evitiamo di crogiolarci nella malinconia.
Nel dialogo, diamo precedenza a ciò che hanno da dire gli altri[…]
Mortifichiamo la nostra volontà, le nostre preferenze, ad ogni possibile occasione[…]
La mortificazione più grande possibile è amare le umiliazioni[…]
Evitiamo di “parlar male” di noi stessi credendo con ciò di risultare umili[…]
Freniamo il desiderio di cose frivole[…]
Smettiamola coi paragoni tra le nostre croci e le altrui[…]
I nostri limiti, fallimenti ecc. non devono indurre inquietudine e tristezza o rabbia, tutti segni dell’amor proprio.
Il contegno fisico richiede di stare ben dritti, senza affettazione e senza “tirarsela”[…]

+ BONUS: Proviamo a lodare qualcuno che saremmo tendenzialmente portati a invidiare(da “Uccidere l’uomo vecchio: la mortificazione cristiana (20 spunti). Speciale Esercizi Spirituali / 2” blog di Radio Spada)]

POSTILLA AGGIUNTIVA

Società” e “Comunità” sono la stessa cosa? Si sbaglia quando si utilizzano come sinonimi i termini societа e comunitа perchè essi sottendono invece significati molto diversi.La societа fonda il suo essere sugli interessi e sui benefici, la comunitа, invece, fonda il suo essere sull’adesione ad alcuni fondamentali principi che sono insiti nella natura e che precedono la comunitа stessa[…]

Cosa creerebbe(anche solo piccola maggioranza) una comunità di persone(e in senso più lato “di una patria, di una nazione, del mondo…”), allenata a mortificare e calmare le quattro passioni naturali?
(In un parallelo con il corpo) lo si potrebbe definire un tipo di allenamento dei muscoli dell’anima?
Un tale tipo di uomo così allenato può rientrare nella categoria dell’
uomo forte ?
E a che grado di perfezione?
I governanti scelti da una tale comunità(e quindi
allenati nell’ anima…) cosa realizzerebbero nello svolgimento del loro compito?
Quale
idea di progresso nascerebbe da tutto ciò?

Agli attuali padroni del mondo contemporaneo quali armi rimarrebbero a disposizione per combattere un tale tipo di uomo?
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